Perchè mai dovrei diventare un brand?

Tra raccontarsi e diventare un brand, usare la propria voce senza dover urlare.

A volte ho la sensazione che siamo arrivati al punto che pubblichiamo e ripubblichiamo tutti gli stessi contenuti; andiamo ad eventi aziendali tutti uguali, postiamo foto di tavole rotonde nelle quali in abito da sera stringiamo mani, tutti  alle stesse persone.

Quando il prodotto sono io.

Ci lamentiamo che il tempo non basta, che conciliare le nostre passioni è impossibile, ma poi anneghiamo in una strategia di branding continua, che ci contagia anche alla cassa del supermercato, dove ciò che acquisto diventa presentazione del mio stile di vita.

Assume importanza capire e connetterci alla nostra voce, uscire dal rumore di fondo; scegliere cosa e come diventa un’ attività complessa, in un luogo troppo affollato: mindfulness, yoga, coaching, analisi, musicoterapia, linguaggio sciamanico e tantissime altre pratiche e infiniti professionisti.

Senza filosofia

Non esiste una strada unica per tutti, a volte serve provare, diversificare, altre ascoltare solo il nostro respiro, ma quando il linguaggio è quello corretto che ci risuona, possiamo iniziare il nostro percorso e riconoscere la nostra voce.

Per qualcuno è maledetta fortuna per tutti gli altri lavoro duro su di sé.

Per questo dopo studi trasversali, prove generali, tuffi in attività di ricerca, anni di silenzio e meditazione, ho trovato la mia strategia di ascolto e supporto, manca ora capire come condividerla; evitando di urlare, ma rendendola accessibile.

Questo il mio obbiettivo nei prossimi giorni, mesi, magari anni : parto da me, provo a dar voce al mio lavoro e renderlo accessibile.

Brandizzare o presentare me stessa?

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